++++ ADDIO ALLA FINTA ANTIMAFIA ++++ LA VERITA’ VINCE SEMPRE


 

Oggi hanno oscurato siti e profili facebook della finta antimafia di Ostia.
Andrea Schiavone, Paula Filipe Dejesus, Roberto Fraschetti (membri di Luna Nuova);
Piero Fierro e Ondina Fava (referenti dei circoli di Cittadini contro la Mafia e la Corruzione)
e Giulio Mancini, giornalista del Messaggero sono stati indagati dalla procura di Roma che ringrazio per il lavoro svolto così come gli straordinari investigatori della IV sezione della squadra mobile.

 

Ho aspettato per due anni questo giorno, ricevendo insulti, minacce, diffamazioni di ogni sorta e bassezza umana. Finti dossier costruiti sul mio conto per gettare fango sul mio lavoro contro la criminalità organizzata di questo difficile territorio che è Ostia e sulla mia persona.
Oggi la magistratura ha messo la parola fine a tutto questo. Con lo squallore meschino e vile tipico di chi non ha argomenti per combattere lealmente, i sei membri (di Luna Nuova e Cittadini contro la Mafia e la Corruzione) hanno attaccato, insultato e intimidito non solo me, ma anche i miei affetti (dai miei bambini a mio padre, passando per mio marito) e i miei follower e amici virtuali. Chiunque, anche solo con un like, dimostrava affetto e solidarietà a me ha subito intimidazioni gravi e serie per creare il vuoto attorno a me. Un progetto tipico delle consorterie mafiose: screditare chi li combatte fino a rendere la vittima di turno non attendibile e sola. Questo mi ha dato la forza di andare avanti con le denunce. Lo dovevo a voi tutti, vi dovevo in qualche modo proteggere dalla violenza di questa ingiustizia.

Vorrei dire tante cose a Davide Barillari e Paolo Ferrara del 5 Stelle e a tutti i militanti grillini che si sono affacciati sulla mia pagina in questi mesi, a Franca Vannini, a Giorgia Marchesini, a Vlad Conte, Francesca Bianchi, Monia Lustri, Emanuele Salvatore, etc etc etc, insomma a tutti quei personaggi che hanno sostenuto le calunnie e gli insulti dei membri della finta Antimafia. Ma preferisco il silenzio. Sono i fatti che contano. L’umiliazione più forte per chi ha sostenuto con like e commenti questi individui sta nell’oscuramento delle loro pagine e dei loro siti.
Due parole invece voglio spenderle per chi merita la mia stima e il mio affetto. E dunque voglio ringraziare pubblicamente Stefano, Silvia, Paola, Massimiliano, Patrizio, Alberto, Paolo, Romina, Giovanni, Clementina, Enrico, Francoise, Giuseppe, Alfonso, la “mia sister Zorzi”, Sabrina. E tanti altri ancora che non basterebbero 1000 fogli da riempire, tutti voi che mi sostenete su questa pagina. E poi loro, due degli uomini più importanti della mia vita: mio marito e mio padre. Quante volte in questi mesi mi hanno detto “non mollare Fede, poggia la testa sulla mia spalla, riposati un po’, ti proteggo io”. Vi amo. Ed è a voi che dedico questa nostra vittoria.

Federica Angeli

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ALLEANZE. CASAPOUND E SPADA. E LA GENTE DISERTA LA PIAZZA


Non è importante – per ora – che nessuno sia andato alla manifestazione organizzata a piazza Gasparri, quartier generale del clan Spada, organizzata da Casapound. Il flop era prevedibile e fin troppo scontato. Solo chi crede di avere i consensi di una piazza e di un quartiere non rendendosi conto che le coscienze si sono risvegliate poteva pensare andasse diversamente.
Quel che è importante sottolineare è

un’alleanza sancita con una fintobuonista fiera natalizia tra Casapound e il  clan Spada. Destra estrema e criminalità. Negli anni passati lo si faceva di nascosto. Oggi no. Si fa alla luce del sole.
La piazza stamane ha reagito con orgoglio lasciando soli gli “alleati”, facendo capire che va bene tutto ma che Casapound possa  diventare vessillo di una riqualificazione che passa attraverso una famiglia di origine rom proprio non ci crede nessuno. Casapound che è per antonomasia nemico dei rom. C’è qualcosa che non torna. Ed è chiaro a tutti.
Allora a questo punto mi chiedo: Pd, Lista Marchini, Sel, 5 Stelle dove siete?  La gente di piazza Gasparri ha alzato la testa oggi dicendo no a Spada e Casapound. Cosa aspettate a porgere la vostra mano, il vostro aiuto a chi ha diritto a una vita dignitosa? A chi è stanco di non avere alternative se non ingoiare l’onta di abitare in un quartiere additato solo come regno degli Spada?
Coraggio politici. Tirate fuori la voglia di pensare al bene di chi oggi disertando quella piazza vi sta chiedendo aiuto.

Al via l’Appello per Triassi e Fasciani. Domani inizia il processo di secondo grado contro i clan mafiosi di Ostia


Inizierà domani alle 9 nell’aula Occorsio del tribunale di Roma il processo di appello per Fasciani e Triassi. A 11 mesi dalla sentenza che aveva condannato 13 componenti del clan Fasciani per 416 bis e assolto invece la famiglia Triassi dall’accusa mafiosa comincia il secondo grado di giudizio. Sono 18 le posizioni che la seconda sezione penale della Corte d’Appello dovrà valutare: sette sono stati indicati dal pubblico ministero Ilaria Calò che ha istruito il processo contro 51 persone di Ostia per associazione a delinquere di stampo mafioso. Gli altri sono dieci condannati in primo grado che respingono le accuse e sperano in un giudizio più morbido della nuova corte di magistrati.
L’agguerrito pm Calò, che ha affidato nell’operazione Nuova Alba agli uomini della squadra mobile il compito di ammanettare 51 persone a fine luglio del 2013, è stata durissima nell’appello proposto alla sentenza che scagionava completamente quelli che, secondo l’accusa, sono i due boss del clan Triassi: i fratelli Vito e Vincenzo. Non solo: il pm ha chiesto che si rivalutassero alcuni capi di imputazione tolti dal primo grado a Carmine, la figlia Sabrina e il fratello Nazzareno Fasciani, alla moglie Silvia Bartoli, Fabio Guarino e Gilberto Inno. Ma è soprattutto il verdetto sull’altro clan che governava Ostia ad aver destabilizzato la pubblica accusa. «Triassi Vito e Triassi Vincenzo assolti dal reato di associazione di tipo mafioso contestato al capo A perché il fatto non sussiste», sentenziarono il 30 gennaio 2015 i magistrati del primo grado. Motivando, 90 giorni dopo, il verdetto asserendo che mancava l’attualità del metodo mafioso da parte dei Trassi e dei suoi complici. In poche parole i fatti riportati dagli inquirenti si riferivano a un periodo passato che non dimostravano la presenza mafiosa su Ostia dei Triassi. Il pm «non ritenendo condivisibili le conclusioni cui è pervenuto il Tribunale», propose l’appello. <Si avvale del metodo mafioso – si legge nelle carte – chi ottiene senza bisogno di minacciare esplicitamente e talvolta anche senza bisogno di chiedere, facendo leva sul nome dell’organizzazione criminale, sulla paura e meglio sul “rispetto” in senso criminale che incute». E spiega il pm Calò che «dagli anni Novanta, con il decadimento della Banda della Magliana, si sono affermati sul territorio di Ostia i Cuntreta-Triassi siciliani di Siculiana (Agrigento) e la famiglia Fasciani, di Capistrello (Aquila)» e anche che «nel territorio del litorale è emersa l’esistenza di una pax mafiosa armata, che vede l’alta mediazione di D’Agati, soggetto di primo piano nelle dichiarazioni rese a Giovani Falcone da un collaboratore, indicato come uomo di Pippo Calò (Cosa Nostra)». A breve inizierà anche il processo per i 21 rimessi in libertà dal Riesame processati con rito ordinario.

 

Federica Angeli

 

Qui trovate l’Appello del pubblico ministero Ilaria Calò.

http://webmail.libero.it/cp/ps/Mail/Downloader/appello+fasciani.zip?rt=9OIKK1Q7UHE9GGCT0MAHZV2M&bt=4b485341404631&c=yes&dhid=extHugeZipDownloader

ANNO 2013. L’INCHIESTA CHE CAMBIO’ IL VOLTO DI OSTIA


Ostia assediata dai clan Ma sulla mafia cala l’omertà – Inchieste – la Repubblica// // //

 

OSTIA I FASCIANI E LA FINTA ANTIMAFIA. COSI’ IL MALE INQUINA OSTIA


A oltre un anno dagli arresti del Gico della guardia di finanza nell’operazione “Tramonto”, oggi sono arrivate le condanne per tutti i prestanome del clan Fasciani. Dodici condanne per inestazione fittizia di beni con l’aggravante di aver favorito un’organizzazione mafiosa, intestandosi appunto i suoi beni. Così i giudici del tribunale di Roma hanno condannato Don Carmine (già al 41 bis) a 10 anni di reclusione, la moglie a 8 anni, la figlia Azzurra a 7 anni. Le altre condanne riguardano Mirko Mazziotti, Fabio e Davide Talamoni e Daniele Mazzini (4 anni a 6 mesi ciascuno); Francesco Palazzi, Gabrielli Romani e Marzia Salvi condannati a 3 anni ciascuno. Infine: Marco D’Agostino a 3 anni e 3 mesi e Fabio Sinceri a 2 anni.

Una sentenza durissima che non concede neppure agli imputati condannati con le pene più basse il beneficio della sospensione condizionale della pena. Il tribunale ha inoltre disposto per i principali imputati pene accessorie quali l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e la confisca di alcune società. Si tratta di società al centro di una indagine svolta dal procuratore capo Giuseppe Pignatone, dall’aggiunto Michele Prestipino e dal pm Ilaria Calò. Infine un maxi risarcimento per chi si era costituito parte civile: un milione di euro per Roma Capitale, 500 mila alla Regione Lazio e 100 mila alle associazioni antimafia e antiusura Libera, SOS Impresa e Antonino Caponnetto. Ma c’è di più: i magistrati hanno rinviato gli atti alla procura in merito alle posizioni di due commercialisti Odino Pangia e Paolo Proteo per valutare il reato di falsa testimonianza, resa nel corso del processo.

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Mentre nell’aula Occorsio si leggeva la sentenza contro le teste di legno del clan Fasciani, in un’altra aula del tribunale di Roma il pubblico ministero Mario Palazzi nel corso di una delle udienze contro Carmine Spada (boss dell’omonimo clan ben radicato a Ostia) a processo per estorsione con l’aggravante dell’articolo 7, il metodo mafioso, ha sollevato un enorme problema. Non si trovano interpreti disposti a tradurre i dialoghi in lingua sinti, lingua con cui gli appartenenti alla famiglia Spada e Casamonica comunicano. L’anonimato nelle traduzioni infatti si può applicare solo nella fase istruttoria. Poi gli interpreti devono presenziare al processo. Nessuno vuole grane con questi clan, a conferma della loro forza intimidatrice, e preferiscono una denuncia penale per favoreggiamento piuttosto che tradurre quanto si dicono gli imputati. Questo rallenta il corso dei processi e impedisce la trascrizione di importantissime e preziose informazioni. Evidentemente la forza intimidatrice dei clan rom è ancora forte in città. E nessuno è disposto a rischiare pur di affermare la legalità.

Ma c’è chi continua a dire che questa non è mafia. Un po’ per paura e tanto per collusione. Almeno nella realtà di Ostia, dove niente è come sembra e dove finte associazioni antimafia – Luna Nuova e Cittadini contro le Mafie e la Corruzione (così si legge in una relazione consegnata alla presidente della Commissione Antimafia) – usano le informazioni della malavita per diffamare cronisti e politici (a seconda della convenienza naturalmente, di dove tira il vento insomma).

E’ il caso di Luna Nuova (i cui membri Andrea Schiavone, Paula Filipe De Jesus, Stefano Salvemme e Roberto Fraschetti) che l’8 febbraio del 2015 sulla sua pagina Facebook colloquia allegramente (e lo farà anche altre volte) con Fabrizio Sinceri, condannato oggi dalla VIII Sezione Penale del Tribunale di Roma, presieduta dal giudice Liotta, a due anni di reclusione per “intestazione fittizia di beni, aggravata dalla finalità di favorire un’organizzazione mafiosa”. Reato molto grave, perchè è grazie ai complici che le mafie si espandono.

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Come si vede dall’immagine Fabrizio Sinceri (siamo all’8 febbraio del 2015 come già detto, ma lo farà anche dopo il suo arresto) scrive a queste sedicenti associazioni antimafia che io ho frequentato il Village (stabilimento dei Fasciani) dal 2006. Non solo Luna Nuova aizza una persona vicina al clan Fasciani (secondo la sentenza di oggi Sinceri è una testa di legno del clan) sostenendo che io abbia detto e scritto cose brutte sul suo conto ma lo esortano a raccontare veramente chi sono io. E lo chiamano per nome “Fabrizio”.

Ricapitoliamo: io faccio inchieste sulla mafia di Ostia, le associazioni antimafia (che io scopro essere finte e da due anni spargono quintali di fango, insulti e minacce alla mia persona) reagiscono appoggiandosi a Sinceri nel reperire informazioni sul mio conto e al clan Spada, difendendolo ogni qualvolta qualcuno (io, nella fattispecie) scrive cose sul loro conto. Di più: fanno girare storie sul mio conto, sperando (invano) di far passare me come colei che ha amicizie con i clan, quando sono loro ad averne (almeno a leggere le loro inquietanti pagine Fb) e quando le miei inchieste parlano chiaro e hanno una data (è dal 1996 che scrivo sul clan Fasciani). La stessa menzogna confezionata ad arte sul mio conto la girano al Movimento Cinque Stelle che, nelle persone di Barillari e Ferrara, inseriscono tale “bestemmia” (la mia amicizia col clan Fasciani) in un dossier da consegnare all’Antimafia.

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Si tratta solo della bozza, naturalmente. Perché con molta probabilità quanto scritto sul mio conto verrà rimosso nella versione finale. Ma, ailoro, quella bozza è girata nelle redazioni, consegnata dal 5Stelle stesso a cronisti di tre testate. E poiché si ravvisi il reato di diffamazione aggravata è essenziale che la leggano più di due persone. Cosa avvenuta e dunque già nel contenuto di una denuncia presentata in Procura il 1 ottobre 2015.

Concludo: indovinate chi, per tre anni, agli inizi degli anni Duemila prese un locale all’interno del Village (stabilimento dei Fasciani) in gestione? Non Federica Angeli (come sostengono) ma Piero Fierro. Ovvero quell’ex poliziotto della Polaria che va in tv a dire che aveva scoperto la mafia e per questo motivo lo buttarono fuori dalla polizia stoppando la sua indagine. Niente di più falso, ma su questo ho già scritto. Sapete cosa fa oggi Fierro? Il referente romano di un’associazione antimafia, ovvero Cittadini Contro le Mafie e la Corruzione, difeso a spada tratta dal suo presidente Antonio Turri (e, neanche a dirlo, sostenitore di Luna Nuova e dei suoi componenti che utilizzano metodi mafiosi). Attenzione: Turri non potrà dire, un domani, di non aver saputo chi aveva reclutato nel suo organico, perché pensate, proprio Fierro in una delle querele che mi ha fatto sostiene essere vero quanto da me scritto, ovvero di aver preso in gestione il locale del Village (e dunque di aver corrisposto l’affitto al clan Fasciani) per farne una pizzeria. E che non si dica che non poteva sapere, il grande investigatore Fierro chi era Sinceri, perché altrimenti dovrebbe spiegarci quale tipo di mafia ha combattuto e quale indagine gli avrebbero stoppato i magistrati. A proposito: perchè tiene tanto al dossier presentato dal 5Stelle tanto da incalzare Barillari con molteplici post? Ha bisogno di una sponda politica? Vuole rendere più credibili le menzogne nei miei confronti perchè ho scoperto tutta la verità sul suo conto?

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La verità è che, a costruir fango, ci vuole poco: l’ignoranza della gente, l’antipatia e l’invidia sono degli ingredienti micidiali per far presa sulla gente. Per fortuna sono rimasti in pochi a credergli. A parte due esponenti del 5 Stelle, pentiti (o finti pentiti?) per aver accreditato loro folli tesi (anche contro Libera queste associazioni hanno dettato la linea ai grillini), sono rimasti in pochi e pessimi. Fossero anche 1000, io non starò a guardare. Ma denuncerò sempre chiunque si prende gioco della legalità alleandosi col diavolo.

La verità è figlia del tempo e io ho una pazienza infinita. Il tempo mi darà ragione, come è stato oggi con la sentenza sui prestanome dei Fasciani, come è stato un anno fa con l’arresto di 10 persone (Spada, Colloca e Papalini), come è stato due mesi fa con lo scioglimento di Ostia per mafia.

Dunque aspetto. E sorrido.

Federica Angeli

Le bugie del 5 Stelle su Libera e le spiagge di Ostia


«Le bugie del Movimento 5 Stelle su Ostia e su Libera». È titolato così il comunicato che l’associazione antimafia Libera ha pubblicato dopo la conferenza di ieri in Campidoglio. Un incontro con i giornalisti per rispondere alle accuse che i pentastellati hanno rivolto a Libera nella loro relazione sul caso Ostia (peraltro ancora non consegnata alla commissione Antimafia). Insinuazioni che pesano come macigni, perché rivolte all’unica realtà che da sola da anni combatte contro il malaffare nel X Municipio. «Il nostro lavoro sul territorio ci è costato querele e intimidazioni — spiega Marco Genovese, coordinatore di Libera Roma — ed è iniziato prima che si accendessero i riflettori su Ostia». Ma l’associazione di Don Ciotti è finita lo stesso nel dossier dei grillini per presunte irregolarità nella gestione del lido Faber Beach, sequestrato a inizio 2014 a Fabrizio Sinceri, arrestato nell’operazione “Tramonto” e ritenuto prestanome del clan Fasciani. Ancora: Libera è citata per un presunto affidamento diretto della spiaggia Uisp.

Già, le spiagge, l’oro di Ostia attorno a cui hanno sempre ruotato gli appetiti delle famiglie criminali. Vediamo cosa c’è dietro tanto accanimento.

I veleni sul Faber Beach iniziarono per mano di sedicenti associazioni antimafia del territorio, supportate dalla stampa locale — come si rileva nella requisitoria dello scorso giugno del pm Ilaria Calò, titolare dell’inchiesta “Tramonto” — con una campagna diffamatoria contro Don Ciotti. Quelle invettive furono portate in tribunale da una cooperativa fondata da uno dei dipendenti di Sinceri che chiedeva di riappropriarsi del bene sequestrato. Furono usate dalla mala per favorire l’illegalità gli articoli della stampa locale che riportavano il veleno di sedicenti associazioni antimafia, che tutto fanno tranne combattere i clan su Ostia. Oggi il 5 Stelle sembra sposare la tesi delle finte associazioni (già all’attenzione della procura di Roma) e accusa, in un dossier (urlato ai quattro venti in una conferenza di tre settimane con accuse per tutti, ma mai consegnato alla Commissione Antimafia, poichè sono in corso modifiche, dicono i grillini, al vaglio di avvocati), Libera di gestioni opache. Tutto smentito, carte alla mano, ieri mattina.

“Il nostro lavoro è fatto con assoluta trasparenza per arginare e sconfiggere malaffare e corruzione che per troppi anni hanno fatto da padrone sul litorale laziale”. Le associazioni Libera e Uisp rispondono con cinque punti alle “bugie del Movimento 5 Stelle” contenute all’interno del dossier “Mafia e litorale romano: il caso di Ostia” e presentato in Commissione Antimafia. “Abbiamo convocato questa conferenza in Campidoglio – ha spiegato Gabriella Stramaccioni della presidenza di Libera – anche se non e’ nel nostro stile ma ieri su un quotidiano sono state riportate notizia false e infamanti. Quindi siamo qui per rispondere al dossier del Movimento 5 Stelle perche’ credo che a Roma e a Ostia abbiano fatto parte del problema e non della soluzione operando in maniera strumentale e attaccando chi invece sul territorio ha fatto le battaglie. Non vogliamo continuare a essere attaccati in maniera indegna e rigettiamo le accuse riportate”. “Libera e’ nata su Ostia con un presidio di ragazzi e non e’ da un giorno che facciamo attivita’ sul territorio – ha sottolineato Marco Genovese, coordinatore di Libera Roma -, un lavoro che ci ha portato a una serie di denunce quando Ostia non era all’ordine del giorno ma noi c’eravamo dicendo cosa accadeva. L’attivita’ e’ sempre stata molto intensa”. “C’e’ un tema di diritto e democrazia che viene leso e su questo bisogna stare attenti”, ha aggiunto il presidente Uisp di Roma, Gianluca di Girolami.

Cinque i punti contro il dossier M5S:

1) – Non vi e’ nessun affidamento diretto della spiaggia Libera Spqr. Uisp e Libera hanno partecipato al bando pubblico con esito pubblicato in data 10 aprile 2014 e l’Ati con a capofila la Uisp e’ entrata in possesso della spiaggia solo ad aprile 2015.

2) – Da aprile a oggi sulla spiaggia sono state organizzate diverse iniziative per la promozione della cultura della legalita’.

3) – Ne’ Libera ne’ la Uisp sono entrate mai nella gestione della spiaggia denominata Faber Beach che e’ una spiaggia libera attrezzata, posta sotto sequestro dall’amministrazione giudiziaria lo scorso anno. Libera, insieme alle associazioni Stand Up, si e’ impegnata gratuitamente a favorire percorsi di socializzazione e di cultura della legalita’ con decine di iniziative.

4) – Libera non ha mai preso contributi per l’iniziativa “Ostia Cinema Station”.

5) – Libera si e’ costituita parte civile nei processi contro il clan Fasciani e i suoi prestanome, contro il clan Spada, con la presenza in Aula di decine di ragazzi e di associazioni del territorio di Ostia e di Roma.
L’assessore alla Legalità, Alfonso Sabella, presente ieri in conferenza dal pubblico prende la parola:

“La difesa di Libera sul lavoro fatto è legittima. Ostia è una palude perché è il posto dove tutto si confonde. Non era mia intenzione intervenire in questa conferenza ma è pervenuto ai miei uffici un elenco di interpellanze a cui devo rispondere in Assemblea capitolina e sono saltato dalla sedia dal disgusto quando ho letto quelle di quattro ragazzi che personalmente stimo, i consiglieri comunali M5S, che mi hanno fatto una interpellanza per chiedermi delle sanzioni applicate a Libera nel corso di un’attività di verifica della legalità sul lungomare di Ostia che io stesso ho disposto. Abbiamo controllato 71 stabilimenti e spiagge libere e dove c’erano irregolarità adottando dei provvedimenti amministrativi e il Movimento 5 Stelle mi chiede solo quelle applicate a Libera? Perché? Andreotti diceva che a pensare male si fa peccato ma a volte ci si azzecca.
Fatemi pensare male. I consiglieri che sono qui in Aula li stimo e hanno fatto delle grandi battaglie e mi stupisce che siano caduti nella trappola del rappresentante M5S di Ostia, Ferrara, che ha un interesse diretto e personale sulla spiaggia gestita da Libera”. Così l’assessore alla Legalità Alfonso Sabella, intervenendo alla conferenza di Libera in Campidoglio sul dossier del Movimento 5 Stelle su Ostia. “E allora ribadisco: Ostia è una palude, attenzione a quello che si sta facendo. Ai consiglieri del Campidoglio voglio dire: state attenti perché avete preso una strada folle su Ostia. Attaccare il bello, il buono, il giusto è folle. Difendo il lavoro dei ragazzi di Libera a Ostia – ha aggiunto Sabella – perché hanno portato un modello mentre Ferrara ha chiesto la revoca della concessione che hanno avuto tramite un bando pubblico. Il Movimento 5 Stelle non ha mai supportato la battaglia che continuiamo a portare avanti a Ostia per il ripristino della legalità, non ha detto nulla quando i muri e le barriere si alzavano. Allora ridatemi la vecchia politica perché il Movimento 5 Stelle a Ostia è uguale.
Sono veramente indignato e disgustato da questo atteggiamento e quindi mi auguro che i primi a prendere le distanze a livello nazionale da questo grave e ingiusto attacco a Libera siano i consiglieri capitolini”.

Il grillino ex consigliere al municipio X Paolo Ferrara ha celebrato le nozze dell’attuale gestore del Faber, Roberto Bocchini (nella filiera di cooperative di cui fa parte è presente anche una coop legata a Buzzi). Il Faber, l’ha ottenuto direttamente dal tribunale che lo aveva sequestrato al Sinceri, prestanome di Fasciani.

La vera domanda a questo punto è: perchè tanto accanimento contro le spiagge di Libera?

Una strana coincidenza vale la pena sottolineare. Le due spiagge nel mirino dei grillini oggi e delle finte associazioni antimafia ieri (e oggi) a cui il 5 Stelle si è appoggiato, dicono, per redigere alcune parti del dossier (anche se i grillini negano le finte associazioni antimafia lo sbandierano ai quattro venti di essere loro le fonti), hanno un comune denominatore: Bocchini era infatti fino al 2013 gestore dell’Amanusa (oggi il lido su cui lavora Libera, spiaggia che la scorsa giunta tolse a Bocchini in quanto il suo socio aveva vecchi carichi pendenti e requisito del bando era la fedina penale immacolata). Oggi Bocchini ha assegnata la spiaggia del Faber Beach, insieme a una matrioska di società tra cui, fino all’inizio dell’estate 2015 compariva anche una coop legata a Buzzi. Insomma prima il Faber apparteneva al Sinceri, che la procura ritiene essere un prestanome dei Fasciani, oggi a Bocchini con dentro società vicina al ras arrestato per 416bis arrestato per mafia capitale.

E il cinque Stelle cosa fa? Accusa Libera e non fa alcuna rimostranza per l’attuale gestione del Faber. Strano no?

Insomma: Libera querelerà i grillini, che a loro volta minacciano querele nei confronti del quotidiano che ha riportato la bozza della loro relazione che non è uguale all’originale. E intanto il Faber da Libera è passato ad altra opaca gestione. Ma guai a far luce sulle cose giuste. In fondo, Ferrara del 5 Stelle ha celebrato le nozze di Bocchini e, come si dice, tra moglie e marito…

(nella foto in alto Roberto Bocchini, al centro Paolo Ferrara)

I FINTI ONESTI


I FINTI ONESTI

Ho una domanda da porvi.

Un ex poliziotto che dice di aver combattuto la mafia di Ostia, di averlo fatto per primo, di essere stato allontanato dalla polizia perchè non si voleva indagare 10 anni fa sulla mafia a Roma, che è andato in televisione a piagnucolare portando avanti questa farsa, che ha chiesto in virtù di tutto questo 1 milione di euro di risarcimento al Viminale….ecco, la domanda è…

Vi sembra normale che questo stesso ex poliziotto abbia preso per almeno tre stagioni consecutive una pizzeria in gestione dentro lo stabilimento dei Fasciani, (il Village), che abbia dunque pagato l’affitto del locale a uno dei clan che è stato condannato in primo grado per 416 bis? E vi sembra normale che i colleghi del commissariato di Ostia lo abbiano fermato in auto con una delle persone ritenute prestanome dei Fasciani? E che ora sia il referente romano di un’associazione antimafia pur vivendo a Cuba e pur non avendo mai, neanche una volta, fatto qualcosa di concreto su Roma per questa associazione?

Ecco io me ne sono accorta troppo tardi, dopo aver creato mediaticamente questo assurdo, bugiardo e losco personaggio. Dopo aver scritto di lui, dopo aver creduto alla sua versione, dopo aver letto carte fasulle coi timbri della questura. Solo quando mi ha minacciato di dover scrivere ciò che diceva lui, solo quando voleva a tutti i costi che io dessi del “mafioso” a un uomo dello stato per rovinarlo, ecco solo a quel punto mi sono resa conto di chi avevo di fronte. Quando la sua maschera è caduta e si è mostrato per quello che realmente è (un meschino che aveva dismesso la divisa, grazie al cielo) allora io ho deciso di andare fino in fondo per scoprire chi realmente fosse. E ho scoperto che lui con i mafiosi ci andava a braccetto. Altro che indagine bloccata.

Piero è arrivato il momento di dirti una cosa: il fango, gli insulti, le bugie che hai raccontato in questi due anni sul mio conto, la storia infame che io sia amica dei Fasciani perchè avevo la cabina al mare da loro (cosa di cui sapevano nell’ordine: procura, squadra mobile, nucleo investigativo dei carabinieri di via In Selci e Gico, oltre al mio giornale – tutto nei loro rapporti messo nero su bianco), la calunnia che io ce l’avrei con te perchè “è gelosa che noi andiamo in tv e lei no” (messa nero su bianco in una denuncia contro di me, vi giuro che l’ha scritto!), ecco tutto questo lavoro che hai fatto contro di me (aiutato dai tuoi amici), finalmente è arrivato al capolinea. E’ finita Piero.

E io finalmente posso tirare un gran sospiro di sollievo. Ricorda: la verità è figlia del tempo. Le tue minacce e le tue intimidazioni mi hanno dato la forza di arrivare fino alla fine di questa battaglia.

Io le battaglie le vinco senza colpi bassi e a testa alta.

Bye bye